IL DOMINIO DI CARLO I D'ASBURGO
Nel 1516 Carlo d'Asburgo prende il posto di Ferdinando I.
Nel 1519 egli diventa Carlo II nei regni iberici, Carlo I per la Sicilia e Carlo
V per il Sacro Romano Impero, ed eredita numerosi possedimenti.
Sotto il suo dominio la Sicilia perse molto potere economico a causa delle nuove
rotte per le Indie, ma il suo ruolo
militare non decadde visto che l'isola divenne il centro di difesa europeo contro
i Turchi.
Il periodo prevede numerosi scontri, a partire da quello tra Palermo e Messina
per la costituzione della zecca, evento denominato "Secondi Vespri Siciliani".
Durante il dominio di Alfonso il Maganimo il compito di coniare moneta era stato
affidato a Palermo, ma il vicerè Moncada
aveva istituito una nuova zecca anche a Messina.
La situazione peggiorò quando, sotto il dominio di Re Ferdinando, la
zecca fu aperta a Termini Imerese, in provincia di
Palermo, ma posta sotto la giurisdizione di Messina.
Appena salì al potere Carlo V, i nobili siciliani intimarono al vicerè Moncada di lasciare il potere.
Questi si rifiuta, dichiara decaduto il Parlamento e si rifugia a Messina.
Nel frattempo i siciliani attuano la rivolta.
Carlo V convoca, per ascoltarne le ragioni, il Moncada ed i rappresentanti siciliani,
cioè i conti Pietro Cardona di
Golisano e Federico Abatellis di Cammarata.
Carlo V depone il vicerè Moncada e lo sostituisce con il duca Ettore
Pignatelli di Monteleone (governa come vicerè dal 1516
al 1535), trattiene i conti di Golisano e di Cammarata presso la sua corte ed
esilia i marchesi Simone Ventimiglia di Geraci
e Matteo Santapau di Licodia perchè si erano fatti nominare presidenti
del regno di Sicilia.
Carlo V dovette affrontare anche una sommossa popolare guidata dal giovane pisano
Gian Luca Squarcialupo che voleva estendere il dominio pisano in Sicilia.
Il Palazzo Steri fu assalito, molte città siciliane insorsero ed il vicerè Pignatelli fu imprigionato.
Nel frattempo si preparava la controrivolta: alcuni nobili, guidati da Pompilio
Imperatore e da Giovanni Ventimiglia,
uccidono Squarcialupo ed i suoi seguaci.
Questo è anche il periodo del "Secondo caso di Sciacca".
Le famiglie Perollo e De Luna erano sempre state in lotta fra loro sin dal dalla
seconda metà del 1400, lotta che si conclude
nel peggiore dei modi perchè Sigismondo De Luna, signore di Caltabellotta,
massacrò il barone di Sciacca Giacomo Perollo e
ne oltraggia il cadavere.
Carlo V non concesse mai il perdono imperiale a Sigismondo per l'eccidio commesso.
Durante tutto il dominio di Carlo V il sistema amministrativo siciliano prevede
sempre lo schema dei viceré.
Primo viceré da ricordare é il già citato Ettore Pignatelli,
conte di Monteleone e di Borrello, (1517-1534).
La famiglia Pignatelli é d'origine napoletana e conta innumerevoli, importanti
esponenti come papa Innocenzo III.
Essa arrivò in Sicilia proprio grazie ad Ettore.
Egli acquisì lo stato di Caronia ed il titolo di duca di Monteleone.
Tra gli altri esponenti di tale famiglia legati alla Sicilia sipossono citare:
- Andrea Fabrizio, rappresentante della madre Giovanna d'Aragona delle case
d'Aragona, Tagliavia e Cortes, degli stati di
Castelvtrano e di Terranova di Sicilia;
- Nicolò, principe di Castelvetrano e duca di Monteleone ed anche viceré di Sardegna e Sicilia nel 1719;
- Ettore II, principe del Sacro Romano Impero e possesore di vari titoli come
la baronia di Burgio, Millusio, il castello e
la baronia di Belice, il marchesato di Favara;
- Diego; duca di Monteleone e di Terranova;
- Giiuseppe XII; duca di Monteleone e di Terranova, nonché gentiluomo
di camera di re Ferdinando II.
Il secondo vicerè è Simone Ventimiglia di Geraci, (1534-1535).
La nobile famiglia dei Ventimiglia, d'origine ligure, vanta una parentela con
la casa Lascari degli Imperatori di
Costantinopoli e con la Casa Reale Normanna.
Il primo Ventimiglia che arrivò in Sicilia nel 1242 fu Guglielmo.
Tra i maggiori rappresentanti di tale famiglia vanno citati:
- Francesco che riunì i possedimenti della famiglia presenti in Lombardia,
Calabria e Sicilia; cadde in disgrazia dopo aver ripudiato la moglie Costanza
Chiaramonte e per aver alzato la bandiera degli Angiò nella sua roccaforte
di Geraci; morì mentre scappava da Francesco Valguarnera;
- Francesco; fu conte di Golisano e viceré di Sicilia nel 1353; salvò la vita al piccolo re Ferdinando III ottenendone in
cambio le città di Termini e di Cefalù;
- Giovanni; primo esponente di tale famiglia ad ottenere il marchesato di Geraci
nel 1433; per due volte fu vicerè di Sicilia, nel 1430 e nel 1432;
- Antonio; fu titolare del marchesato di Geraci, vicario generale e grande almirante
di Sicilia;
- Simone II; fu strarigoto di Messina ed ottenne in eredità gli stati
di Ciminna e Sperlinga;
- Giovanni III; rivestì numerose cariche importanti come quella di principe
di Castelbuono, di presidente e capitano generale del regno;
Altri rami della famiglia Ventimiglia riguardano i baroni di Gratteri conti
di Ventimiglia, S. Eufemia e Golisano e prncipi
di Belmonte ed anche i principi di Gran Monte e di S. Anna, marchesi di Regiovanni
e baroni di Pettineo.